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The social Dilemma

Avete visto il documentario di Netflix ” the social dilemma”?

Io sì. E ne sono rimasta turbata!
All’inizio ho pensato: “faccio un lavoro di merda”. Poi ho riflettuto meglio! E mi sono detta: “il mio lavoro, a servizio dei clienti, è utilizzare i social per veicolare i loro valori alle persone che potrebbero beneficiarne!”

Ok! Brava. Ma… e il dilemma generato dai social?

Sarò sincera. La parte più spaventosa di questo documentario ha riguardato il mio essere madre. Chi è nato fino agli anni 90 ha imparato ad informarsi sui giornali, alla radio, in tv… l’influenza politica veniva dal gruppo di amici, dalla famiglia o da qualcosa da cui ci si poteva anche allontanare e che non ti bombardava ogni 5 secondi tentando di farti eseguire qualche azione. O meglio… ci sono sempre state queste cose e sempre ci saranno… ma quello che è cambiato, è la velocità e la possibilità di accedere a determinati contenuti.

Io so che una notizia è falsa perchè è diffusa da una serie di persone che solitamente emettono fake news. So che se leggo qualcosa, devo andare a cercare un’altra fonte (possibilmente neutrale) e verificare. So che i modelli di bellezza promossi tramite i filtri non sono reali; so che quando mi arriva una pubblicità, io non sono che un bersaglio in un algoritmo che ha calcolato le mie ricerche recenti, i miei interessi…

Lo so, ne prendo atto e cerco di stare attenta! Ma i miei figli? Quando avranno in mano una finestra sul mondo, potranno guardarlo con dei filtri che io avrò dato loro, ma non potrò avere controllo sulla loro reazione ai contenuti che vedranno. Alla mia coscienza politica ci sono voluti 20 anni per avere un’opinione. E la mia capacità di critica a volte stenta ancora. Ai miei bambini verrà dato in mano uno strumento che plasmerà la loro personalità a seconda di quello che vedranno?

Le immagini hanno un peso

Il bombardamento di contenuti è incredibile. Le immagini hanno un grosso peso. Vi ricordate quando, da piccoli, ci faceva paura una figura?

A me faceva paura Gmork (La storia infinita)… a guardarlo adesso, è un pupazzo a forma di lupo neanche troppo realistico. Ma porta con sè un significato terrorizzante: ” io aiuto il nulla perchè è più facile dominare chi non crede in niente…”.

Siamo diventati insensibili, noi adulti, alle immagini perchè ce ne hanno propinate di ogni tipo (ricordo quando durante il terremoto in Abruzzo, mostrarono i teli sotto cui erano adagiati i corpi delle vittime e il telegiornale avvisava della messa in onda di immagini forti…).

Ma i ragazzi non hanno uno scudo che difenda la loro mente da tutto questo.

“E allora mi direte”… “cancellati da facebook”…

Bisogna precisare una cosa: i dati delle persone sono nella rete a causa di facebook e di internet in generale. Si sa che Facebook ha fatto un grosso mutamento delle sue politiche di privacy, soprattutto dopo lo scandalo di Cambridge Analytica.

Io che lo uso a scopi commerciali so per certo che non è proprio così nero lo scenario prospettato nel documentario. Come sempre il problema è l’uso che se ne fa!

La mia tesina delle superiori l’ho scritta praticamente incentrandola sulla propaganda e… indovinate un po’! Negli anni ’30 – ’40 un omuncolo di nome Joseph Goebbels aveva capito come dominare le masse e attuato un piano per indurre la gente a credere (non solo a fare) a cose che noi oggi (e voglio sperare anche allora) riteniamo abominevoli. Quindi il problema non è tanto il fatto che lo strumento che abbiamo a disposizione sia potente come una testata nucleare, ma fermare le persone che hanno intenzione di utilizzarlo nel modo sbagliato!

Facebook ha colpa?

Diciamo che sicuramente non è una O.N.L.U.S.! Quindi deve trarre profitto da qualche parte: il suo guadagno viene anche dalle inserzioni. Le inserizioni vengono pagate. In pratica tu paghi perchè qualcuno ti dia un contatto.

La Lead generation (generazione di contatti) è uno degli obiettivi più importanti in una campagna di inserzioni. Ma come genero contatti in un pubblico freddo? Attraverso una serie di riflessioni sul potenziale interesse delle persone in base a dove vivono, dove sono state, che interessi hanno etc..

Il fatto che le inserzioni vengano utilizzate per portare gli utenti a fare delle azioni pilotate o sconsiderate, dipende soprattutto da come essi si sono approcciati all’informazione che stanno leggendo.

Questa cosa colpisce giovani e vecchi. Alcuni utenti sopra i 55 anni non riescono a distinguere un meme da una vignetta. Loro sì che sono il target dei diffusori di fake news. Pperchè nella loro vita “quello che dice la tv o il giornale, è vero”, perchè non dovrebbe essere vero quello che dice “il feisbuk”? (ora… capiamoci! Non è che sono tutti così, per fortuna).

Nel documentario si parla delle tane del bianconiglio e del pizzagate… era possibile nell’era senza internet generare un caos del genere? Sì! Ma non in proporzioni così vaste. Ci sono una serie di convinzioni che nella storia si sono perpetrate di generazione in generazione, in territori lontani e vicini… falsità e credenze che sono state diffuse per ignoranza…

Oh…. l’ho detto!

L’ignoranza è la vera ragione delle problematiche dei social. Siamo tutti ignoranti verso qualche argomento. Quindi se ci approcciamo ad esso, non sapremo cosa è vero e cosa è falso. Ma come la scienza ci insegna, per avere un risultato ci vogliono prove e contro prove.

Il Social Media marketing è persuasione. Ma un conto è persuadere a pensare in un modo che potrebbe danneggiare altri. Un conto è persuadere che il prodotto che ti sto offrendo sia valido.

Una buona strategia è anche una strategia onesta! E non c’è niente di male nell’arrivare a chi ha bisogno del tuo prodotto perchè ha quell’interesse.

Quindi… i social non sono il male! Sono uno strumento che può essere utilizzato male.

Usateli con attenzione!

PS. non so a voi… ma a me capita di vedere nel mio feed solo persone che la pensano in maniera diversa da come la penso io… nel documentario invece viene spiegato che l’algoritmo è fatto per farti credere “se tanti la pensano come te, vuol dire che la stai pensando giusta!”

PS2: non voglio assolutamente dire che il documentario racconti bugie! Credo che il suo intento fosse quello di mettere in guardia la gente da “un semplice tool gratuito con cui curiosare nella vita degli altri”. Facebook non è gratuito. Solo che invece che pagarlo in denaro, lo paghi immettendo i tuoi dati.

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